Helmet Story: Alessandro Pier Guidi
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Helmet Story: Alessandro Pier Guidi

Maranello | 9 giugno 2020

La fedeltà ad uno schema cromatico, pur continuando ad evolverlo, è la filosofia seguita da Alessandro Pier Guidi per quanto afferisce il disegno del suo casco. Una scelta che non è rara tra i piloti, ma che trova nella spiegazione dell’italiano una chiave di lettura interessante, in un ideale parallelo con il volto della persona nella vita di tutti i giorni. Una storia che affonda le sue radici, anche in questo caso, all’epoca in cui il vincitore della Petit Le Mans 2019 si cimentava sui kart.

Il mio primo casco non è così diverso da quello di oggi, è anzi immediatamente riconoscibile”, spiega Alessandro, “Era principalmente bianco con linee blu e dorate, separate da una sottile linea nera”. Un disegno che porta con sé un legame speciale, quello con il padre. “Ero un bambino alle prime armi con il kart e una sera io e mio padre ci siamo seduti ad un tavolo in salotto e iniziato a pensare come poter realizzare la livrea del mio casco. Un amico carrozziere ha poi realizzato il tutto e da quella volta lo schema principale è sostanzialmente invariato”. Essere fedele alla tradizione non significa non affinare, nel corso degli anni, il proprio disegno, come illustra il campione del mondo FIA WEC 2017. “Ogni anno ho sempre cambiato qualcosa e ogni verniciatura di un nuovo casco è il risultato di un processo di evoluzione che dura ormai da trent’anni. Generalmente per definire il nuovo stile mi baso sull’ultimo che ho impiegato e se noto qualche particolare che voglio modificare effettuo uno scatto fotografico, inserisco le didascalie per spiegare quello che cambierei e lo invio al disegnatore”.

L’identità del casco è una caratteristica fondamentale per il campione della European Le Mans Series. “Secondo me il casco di un pilota è un po’ il suo secondo volto o, se vogliamo, il proprio ‘volto da competizione’. Come il nostro viso cambia con il passare degli anni senza essere stravolto, allo stesso modo ho sempre evoluto il disegno del mio casco mantenendolo fedele a quello degli inizi”.

Ci sono dei momenti, nel corso della stagione, in cui si presentano versioni ‘diverse’ dei propri caschi. Uno di questi è la 24 Ore di Le Mans. Per l’edizione 2019, il pilota di Tortona introdusse una modifica sostanziale per il suo, abbandonando il bianco del colore base a favore di una tinta cromata. “È stato il cambiamento più radicale della storia del mio casco ma, visto che abbiamo vinto la 24 Ore e che, in generale, mi era piaciuto molto, è diventata la mia nuova base per le evoluzioni future”. Un casco unico ed originale, che non porta nel suo design tratti ispirati da altri caschi. “Non ho mai guardato i caschi degli altri”, spiega Pier Guidi, “e non ho nemmeno mai pensato di copiare quello di qualcun altro. Se dovessi farlo, prenderei ad ispirazione il casco di Ayrton Senna, non tanto per il design o i colori, ma per quello che rappresenta il brasiliano, il mio idolo da sempre”.


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