Q&A: Andrea Bertolini
Competizioni GT

Q&A: Andrea Bertolini

Maranello | 5 giugno 2020

È il pilota italiano più titolato nel panorama delle corse GT e quest’anno si è posto l’obiettivo di conquistare il suo decimo alloro internazionale: parliamo di Andrea Bertolini, il protagonista della rubrica ‘Q&A’. Il campione della classe Pro-Am del Blancpain GT Series Europe 2019 ha risposto ad una selezione tra le domande poste dagli appassionati del Cavallino Rampante raccolte attraverso i profili social @FerrariRaces.

D: Hai un idolo tra i piloti?

R: “Il mio idolo è Mike Wilson, cinque volte campione mondiale di kart. Quando avevo dieci anni e correvo nei minikart per me era un mito assoluto. Circa dieci anni fa siamo diventati amici perché abbiamo lavorato assieme alla Ferrari Driver Academy, ed è stato emozionante confessargli un giorno quanto lo ammirassi. Eravamo in macchina assieme e gli dissi ‘Mike, sai che per me eri e sei il mio eroe?’ e lui mi guardò, serissimo, dicendo ‘Dai Andrea, non starai mica scherzando?’. È stato un momento divertente. Ovviamente Ayrton Senna è stato ed è anche lui una fonte di straordinaria ispirazione. Nella mia carriera sono stato fortunato perché ho potuto lavorare assieme ad altre leggende dell’automobilismo sportivo come Michael Schumacher e Fernando Alonso, ma per me loro sono degli amici più che idoli”.

D: Quando e perché hai iniziato a gareggiare?

R: “Ho iniziato all’età di dieci anni, dopo aver percorso alcuni giri in un parcheggio sul kart di mio cugino. Erano stati sufficienti per farmi innamorare!

D: Quali sono le tue piste preferite?

R: “I circuiti che prediligo sono il Mugello, Spa-Francorchamps, alcuni circuiti americani ‘vecchio stile’ e, ovviamente, Fiorano perché ho effettuato milioni di giri lì”.

D: Quali sono i ricordi più belli che hai con Ferrari?

R: “Davvero molti, tutti i titoli che ho conquistato ma se proprio dovessi sceglierne uno, opterei per la vittoria alla 24 Ore di Le Mans”.

D: Cosa provi ad essere ancora più veloce di alcuni piloti più giovani di te?

R: “Quando sei il più veloce provi sempre una sensazione unica ed è molto positiva. Nelle competizioni GT lavoriamo sempre come un team e all’interno di Ferrari Competizioni GT siamo come una famiglia dove ci sono alcuni piloti davvero molto veloci”.

D: Qual è la prima monoposto di Formula 1 che hai guidato e quali sono le emozioni che ricordi di quel giorno?

R: “La prima fu la vettura del 1995 [la 412 T2, N.d.R.] con il V12. Mi ricordo molto bene quando venne avviato il motore dal meccanico: provai emozioni fortissime e sono difficili da spiegare ma in quel momento ho capito che stavo realizzando un sogno”.

D: Se qualcuno 25 anni fa ti avesse detto che avresti guidato le Formula 1 e che saresti stato un pilota rispettato non solo all’interno di Ferrari ma nel mondo delle competizioni GT, ci avresti creduto?

R: “Onestamente, no. Ma se lavori duramente ogni giorno, mettendo il 110% delle tue energie in tutto quello che fai, se credi in te stesso e se, ovviamente, hai anche la fortuna di trovarti al posto giusto nel momento giusto, allora tutto può succedere e io ne sono l’esempio”.

D: Come giudichi il progresso delle vetture GT nel corso degli anni, dalle vecchie GT1 come la Maserati MC12, fino alle GTE e GT3 di oggi come la Ferrari 488?

R: “Le vetture da competizione evolvono anno dopo anno, grazie ai progressi della tecnologia. Fare una comparazione tra la MC12 con la 488, ad esempio, è molto difficile. Sono sicuramente due vetture fantastiche da guidare, ma sono differenti. Con il dipartimento di Ferrari Competizioni GT lavoriamo duramente nello sviluppo delle vetture, come ad esempio è accaduto per la nuova 488 GT3 Evo 2020, per renderle vincenti non solo se affidate alle mani dei piloti Pro, ma anche di quelli gentleman. Prestiamo attenzione a molti dettagli perché la macchina deve essere facile da guidare e affidabile anche per loro, dal momento che prendono parte a gare molto importanti”.


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