Open Mic: Ernst Kirchmayr
Challenge Europe

Open Mic: Ernst Kirchmayr

Maranello | 4 maggio 2020

Il secondo appuntamento della rubrica “Open Mic” ospita questa settimana Ernst Kirchmayr, uno dei migliori interpreti della Coppa Shell del Ferrari Challenge Europe. Il pilota di Baron Motorsport si racconta al microfono di Dave Richardson, voce ufficiale del campionato, e condivide le sue esperienze non solo all’interno del monomarca europeo, ma anche di quello Asia Pacific a cui partecipa con successo.

Quando partecipi ad una gara”, inizia il suo intervento l’austriaco, “entri in un mondo a sé stante. Il Ferrari Challenge è diverso rispetto ad un semplice monomarca, è un evento esso stesso e prendervi parte mi aiuta ad usare un ‘mindset’ diverso rispetto al quotidiano. Non sai mai in anticipo quello che può capitare in un fine settimana di gara e bisogna farsi trovare pronti”.

Un appuntamento, quello con i circuiti, che la pandemia sta costringendo ancora a rimandare. “Tutti non vediamo l’ora di tornare in pista”, afferma Kirchmayr, “ma dobbiamo essere pazienti” sebbene, rispetto a molti dei suoi avversari del Challenge Europe, l’austriaco sia riuscito a disputare una gara in questo 2020, quella di apertura del Challenge Asia Pacific, una serie che lo ha visto protagonista in alcuni appuntamenti già nello scorso anno.

Nel 2019 sono stato al Fuji e poi a Singapore”, racconta, “dove, con un po’ di fortuna, ho chiuso al terzo posto, riuscendo a salire sul podio che avrebbe ospitato di li a breve i piloti della Formula 1. Mi piace la serie asiatica perché permette di unire due mie passioni: i viaggi e le corse. Ogni tappa del Challenge Asia Pacific è un viaggio che mi permette di scoprire nuovi paesi e questo è interessante. In pista, il servizio è eccellente e le persone molto gentili. Il pilota deve semplicemente recarsi in circuito, a tutto il resto pensa Ferrari”.

In attesa che anche in Europa le 488 Challenge Evo possano iniziare a sfidarsi in pista, Kirchmayr torna ad analizzare l’andamento delle sue prestazioni nel 2019. “Lo scorso anno la mia stagione è stata altalenante. Ho vinto tre gare, sono stato protagonista di quattro incidenti, ma fa parte del mondo delle corse”. Il bottino finale, in termini di punti, è di 108, curiosamente ad una sola lunghezza da quel 109 che rappresenta il suo numero di gara. “Magari quest’anno lo cambierò”, scherza l’austriaco, “e ne prenderò uno più alto, ad esempio 130, così al termine della stagione con 129 punti potrei aggiudicarmi il titolo”.

È ambizioso, Kirchmayr, esattamente come Philipp Baron, il team principal di Baron Motorsport per cui gareggia. “Baron è qualcosa di più di un semplice team principal. È un coach fantastico perché ha grande esperienza e pretende molto da noi, ci spinge a superarci e per me questo è l’ideale. Analizza tutte le gare e mi aiuta a superare il mio potenziale trovando ogni errore e aiutandomi a correggerlo”.

Un ricordo va anche alla gara d’esordio nel monomarca del Cavallino Rampante. “Ho debuttato nel Challenge a Spa-Francorchamps nel 2018, con il settimo posto in Gara-1 ed il sesto in Gara-2. Quello belga è il mio circuito preferito perché è fantastico da affrontare e molto difficile con la variabile meteo che può complicare la situazione. Però bisogna sapersi adattare rapidamente e questo a me piace. Anche se amo questa pista, non sono mai riuscito ad interpretare al meglio la traiettoria all’Eau Rouge, pagando dazio in termini di velocità massima in fondo al rettilineo del Kemmel”. La leggendaria pista delle Ardenne non è l’unica che occupa un posto speciale nella classifica dei circuiti preferiti di Kirchmayr. “Mi piace molto il Mugello, è ancora più difficile di Spa secondo me, con cambi di altimetria, punti di frenata ciechi… È indubbiamente tra le mie favorite. Adoro il fatto che il Ferrari Challenge dia la possibilità di gareggiare in alcuni dei circuiti più belli d’Europa”.

Un pensiero finale va anche ad uno dei piloti austriaci più grandi di tutti i tempi, Niki Lauda. “Manca molto”, afferma l’austriaco, “perché era una persona il cui pensiero era sempre orientato ad un futuro positivo, nonostante sia stato costretto a superare molte difficoltà nella sua vita. È stato un pilota che ammiravo, non solo per i suoi successi nelle corse ma anche per la sua carriera da imprenditore”.

Potete rivedere l’intervista integrale in lingua inglese nel video sottostante.


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